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Fascismo

Il regime fascista

Aspetti del totalitarismo fascista (1925-40)

Il 1925-26 è, come si è visto, un anno decisivo per le sorti dell'Italia. I provvedimenti varati in quegli anni dal governo fascista cancellano infatti ogni residuo spazio di libertà politica ed edificano uno stato totalitario. Si è spesso usato il termine di "totalitarismo imperfetto" per descrivere il regime fascista:. Il termine "imperfetto" è accettabile in quanto in Italia comunque sono sempre stati presenti dei poteri autonomi, che non derivavano dal regime la propria legittimità. Infatti durante tutto il corso storico del fascismo la monarchia continuò a sopravivere, conservando importanti funzioni: il Re era la più alta carica dello stato, aveva il diritto di nomina e di revoca del capo del governo, poteva nominare i senatori ed era comandante in capo delle forze armate; Lo Statuto albertino sopravviveva nella forma, così pure l'intelaiatura del vecchio stato monarchico. Anche qui urge una precisazione: i poteri del Re prima elencati erano del tutto teorici, non potevano avere applicazione pratica, almeno fino a quando il regime non si fosse più trovato stretto intorno al proprio capo. E' comunque innegabile che le redini del paese furono tenute strette da Mussolini in persona e dal partito-stato fascista, almeno fino al 25 luglio 1943. Fino ad allora il Re si limitò ad apporre la propria firma su tutto quello che veniva partorito dal regime, leggi razziali comprese. Così com'è innegabile che le intenzioni del movimento guidato da Mussolini furono, aldilà dei risultati ottenuti, manifestamente totalitarie, come mostra l'opera di edificazione dello stato fascista e l'intensa opera di "fascistizzazione" della società. Il PNF diede questo compito alle proprie organizzazioni collaterali, fondate negli anni successivi al 1925, che avevano proprio lo scopo di riplasmare la società italiana secondo l'ideologia fascista, inquadrando ogni settore del corpo sociale nelle nelle strutture dello partito-stato. Importantissime erano quindi le organizzazioni giovanili di partito, che fornivano anche un indottrinamento ideologico, come i "Figli della lupa" (per i bambini sotto i 12 anni), l' Opera nazionale Balilla (fino ai 18 anni), i Fasci giovanili e i Giovani universitari fascisti.
 Nelle fabbriche operavano invece i sindacati fascisti e l'Opera nazionale dopolavoro. Altro e ben più temibile ostacolo sulla via della completa "totalitarizzazione" fu per il fascismo la Chiesa cattolica. Certo il fascismo non riuscì mai a controllare tramite le sue strutture organizzative ogni settore del corpo sociale. Forte del suo grandissimo seguito e consenso tra la popolazione, la Chiesa sfruttò questa posizione di indiscussa egemonia nella società italiana per aprire spazi di autonomia per le proprie organizzazioni. Ancora vale una considerazione: mai la Chiesa fu un potere conflittuale col fascismo, anzi, per certi versi ci fu, almeno all'inizio, un'ampia intesa politica col nuovo potere, anche se le gerarchie cattoliche riuscirono effettivamente nell'intento di coltivare questi spazi di autonomia concessi dal regime. Quasi sempre, ovviamente, li usarono per i propri fini terreni. Consapevole di questa situazione Mussolini cerca da subito con la Chiesa un modus vivendi, e già nel 1926 inizia le trattative per ricomporre l'irrisolto contrasto tra Stato e Chiesa. Ne scaturiscono, tre anni dopo, i Patti lateranensi (febbraio 1929), divisi in tre parti: un trattatop internazionale nel quale l'Italia riconosceva ufficialmente alla Chiesa la sua sovranità sulla Città del Vaticano (ponendo fine dunque alla "questione romana"), una convenzione finanziaria con la quale l'Italia si impagnava a corrispondere al papa una pesante indennità di risarcimento per la perdita dello Stato pontificio e, infine, un concordato per regolare i rapporti tra Chiesa e Regno.
Quest'ultimo intacca indubbiamente la laicità dello stato: ai sacerdoti è concessa l'esenzione dal servizio militare, l'insegnamento della religione cattolica diventa obbligatorio, il matrimonio religioso viene reso valido anche civilmente, è vietato l'ingresso dei preti spretati negli uffici pubblici. Inoltre alle organizzazioni dell'Azione Cattolica viene concesso di proseguire le proprie attività sotto il controllo ecclesiastico e non statale. Per il neonato regime l'accordo raggiunto con la Chiesa rappresenta un indubbio successo e Mussolini ha buon gioco a convocare le elezioni (a lista unica) un mese dopo l'evento. Comunque si giudichino i risultati delle elezioni del 1929 (che videro un'affluenza straordinaria alle urne e una schiacciante maggioranza di voti favorevoli al regime) è sicuramente vero che i Patti lateranensi, presentando Mussolini come l'artefice della storica "conciliazione" tra stato e Chiesa, contribuirono non poco ad allargare il consenso del fascismo verso strati della popolazione fino ad allora indifferenti.

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