📁
Supercazzola: Informazione Creative Common
Personaggi

Giacomo Matteotti

Giacomo Matteotti (Fratta Polesine, Rovigo, 1885-Roma 1924). Deputato socialista, nell'ottobre del 1922 fu nominato segretario del Partito Socialista Unificato. Avverso alla politica di compromessi praticata anche da molti compagni, fu tra gli oppositori più efficaci e decisi del governo Mussolini che attaccò più volte alla Camera sino al duro discorso del 30 maggio 1924 con cui denunciò le violenze e i brogli commessi per vincere le elezioni del 6 aprile. Assalito pochi giorni dopo (10 giugno) da una banda di sicari fascisti, fu ucciso e sepolto alla Quartarella, località deserta della campagna romana. Il cadavere fu ritrovato il 16 agosto successivo. La notizia del delitto suscitò un'ondata di orrore e di indignazione che parve mettere in pericolo le basi dello stesso governo, ma le opposizioni non seppero agire con sufficiente energia e Mussolini poté in poco tempo superare la grave crisi. Solo nel 1947 fu celebrato il processo contro i superstiti esecutori materiali del delitto (Dumini, Poveromo e Viola), che furono condannati a 30 anni di reclusione.

 Di colpo, il fascismo è travolto dall'indignazione popolare. I comunisti propongono uno sciopero generale, ma gli altri partiti antifascisti e la CGL rifiutano. Il Re, tanto per cambiare, non dice una parola e i fiancheggiatori non ritirano l'appoggio al governo. Nel giro di qualche mese il "rigurgito antifascista" rifluisce: il fascismo ha vinto. Non solo: Mussolini prende parola nel gennaio del 1925, dichiara chiusa la "questione morale" agitata dagli aventiniani e minaccia fisicamente l'opposizione ("Ebbene, dichiaro qui, al cospetto di questa assemblea e al cospetto di tutto il popolo italiano, che io assumo, io solo, la responsabilità politica, morale, storica di tutto quanto è avvenuto...Se il fascismo è un'associazione a delinquere, io sono il capo di questa associazione a delinquere!...Il governo è abbastanza forte per stroncare definitivamente la secessione dell'Aventino").
 Dalle parole si passa ai fatti: nei giorni seguenti un'ondata impressionante di arresti si abbatte sui partiti d'opposizione. Il regime fascista mostra così il suo vero volto: quello della dittatura. Gli oppositori del regime vengono sistematicamente perseguitati, arrestati, confinati o costretti all'esilio (Nel 1926 Giovanni Amendola e il liberale di sinistra Piero Gobetti, animatore del dibattito politico del dopoguerra con la rivista "La rivoluzione liberale", vengono uccisi in esilio da sicari fascisti, mentre il segretario del PCd'I Antonio Gramsci è gettato in carcere, dal quale uscirà solo da morto, nel 1937). Tutta la stampa viene "fascistizzata". Unica voce che resta libera nonostante la progressiva chiusura di tutti gli spazi di libertà è quella di Benedetto Croce, filosofo dalla fama internazionale, che proprio grazie alla sua notorietà e alle sue amicizie conserva la sua indipendenza dal regime (suo è il "Manifesto degli intellettuali antifascisti" del 1925 in risposta a Gentile).

Argomenti nella stessa categoria