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Fascismo

La dittatura

Il clima di violenza e di intimidazione ai danni dei "rossi" non cambia, anzi ora continua sotto la maschera della "legalità" fascista: già nel '23 i comunisti, principali oggetti della repressione, sono costretti alla clandestinità e i socialisti sono perseguitati come e più di prima. Gli scioperi calano a livelli bassissimi e la CGL, anch'essa colpita a morte dal fascismo, non riesce più ad organizzarsi in fabbrica: i salari si riducono costantemente fino a raggiungere i livelli dell'anteguerra. L'istituzione del Gran Consiglio del fascismo (dicembre 1922), organo che doveva dettare le linee principali della politica fascista e organismo di raccordo tra PNF e governo, e la creazione della Milizia volontaria per la sicurezza nazionale (gennaio 1923), banda militare di partito nella quale vengono inquadrate da subito le squadracce fasciste. Sempre del 1923 è la riforma della pubblica istruzione, redatta da Giovanni Gentile, filosofo ufficiale del regime. Le elezioni dell'aprile 1924 (con una nuova legge elettorale maggioritaria) sono stravinte dai fascisti organizzati nelle Liste nazionali insieme ai fiancheggiatori liberali che, ancora una volta ciechi davanti alle violenze, alle intimidazioni e ai brogli dei fascisti ai danni delle opposizioni, danno man forte al nuovo potere. Si giustificano come al solito sperando in un'improbabile evoluzione del fascismo in senso liberal-conservatore. A levargli le fette di salame dagli occhi arriva il delitto Matteotti. Nel giugno del 1924 Giacomo Matteotti, segretario del PSU, pronuncia alla Camera una dura e coraggiosa denuncia del fascismo e contesta la validità delle elezioni. Il suo coraggio gli costa la vita: qualche giorno dopo è rapito e ucciso barbaramente da sgherri al soldo del fascismo.

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