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G8 Genova

Genova devastata da tre giorni di guerriglia urbana scatenata dai black bloc (luglio 2001)

Un morto, 560 feriti,  301 arrestati o fermati, circa 50 miliardi di danni: ecco le cifre del "G8" parallelo che и andato in scena sulle strade di Genova da venerdì 20 a domenica 22 luglio (vedi cronologia). Tre giorni di discussioni  per i grandi della terra, tre giorni segnati in maniera tragica dalla violenza degli estremisti, dalla reazione rabbiosa e in troppi casi "sopra le righe" da parte della polizia e dei carabinieri e soprattutto dall'uccisione di uno dei contestatori, un ragazzo di 23 anni, Carlo Giuliani. Erano 24 anni che in Italia non c'erano vittime di scontri di piazza: dall'uccisione di Giorgiana Masi,  il 12 maggio 1977 a Roma. Dopo la morte di Giuliani, le decisioni degli otto grandi vengono travolte dagli scontri di piazza e dalle durissime polemiche che seguono, con gli scambi di accuse tra il Genoa Social Forum e il Governo, e la perquisizione notturna e gli arresti presso la sede del Gsf. Nei giorni seguenti a fare il giro del mondo non sono solo le immagini delle violenze inaccettabili degli estremisti dei Black Bloc (le cosiddette tute nere), ma anche le immagini, i video e le testimonianze sulle violenze fisiche e verbali compiute da parte di alcuni elementi delle forze dell'ordine contro manifestanti pacifici, in particolare nella caserma di Bolzaneto. Il Viminale e la Procura di Genova aprono varie inchieste, il Parlamento nomina una commissione d'indagine e da varie parti (il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, Amnesty International, la stampa mondiale, la federazione dei giornalisti, le opposizioni) si chiede di "fare piena luce" sulle vicende di Genova. E intanto il movimento dei No Global s'interroga sul futuro e dopo gli attentati in Usa, condanna duramente i terroristi e si schiera per la pace.

A chi, prima delle elezioni del 13 maggio scorso, paventava la possibilità che nel nostro paese potesse rinascere un regime dittatoriale, molti hanno dato del matto. La democrazia in Italia, è stato detto in tutte le salse, non è a rischio. I fatti di Genova dicono drammaticamente che non è così. La realtà è andata, in pochi mesi, molto al di la di quanto anche i più pessimisti potevano immaginare. Personalmente mi aspettavo una "dittatura massmediatica", con gli organi di informazione, tutti in mano ad un solo padrone, ad imbottire la gente di un’unica idea, quella appunto del padrone.

A Genova è successo qualcosa che ricorda altri scontri e altri periodi storici. Lo ha ricordato, sulla Tv di Stato, un funzionario di polizia facendo riferimento agli scontri dei primi anni sessanta, in occasione della formazione del governo Tambroni. Anche allora le cariche della polizia furono violentissime e, proprio a Genova, ci furono dei morti.

A Genova centinaia di testimonianze dirette, fornite anche sulla Tv di Stato, parlano di agenti provocatori, di persone cioè che in modo professionale sono in grado di far addebitare un’azione violenta a qualcun altro che non c’entra nulla. E si badi bene che il termine "professionale" è stato usato, per riferirsi a chi ha dato vita alla devastazione di Genova, proprio da Berlusconi nella conferenza stampa conclusiva del 22 luglio. E i professionisti, si sa, sono sempre pagati da qualcuno. Contro questi professionisti della devastazione, è stato denunciato da più parti e dagli stessi partiti di opposizione, non è stato fatto nulla, come se fosse esistito un accordo fra le forze dell’ordine e chi effettuava la provocazione. A farne le spese sono stati, infatti, solo ed esclusivamente pacifici manifestanti del GSF. E’ successo, ad esempio, alla rete Lilliput, prima attaccata da elementi provocatori e poi, subito dopo, attaccata dalle forze di polizia. Risultato: i provocatori si sono dileguati senza danni mentre sul campo sono rimasti i lillipuziani, molti dei quali gravemente feriti.

Ma la cosa più grave, dal punto di vista politico, è stata l’irruzione nella sede del GSF. Anche qui un’azione da manuale della sovversione. Dopo le provocazioni, le cariche e il morto di venerdì e sabato 20 e 21 luglio, è scattato quello che si può definire il piano per addebitare le azioni violente non a chi le ha veramente effettuate (il cosiddetto "blocco nero") ma a chi queste azioni ha subito cioè al GSF. Domenica mattina 22 luglio, il presidente Berlusconi poteva così, seguendo un copione già visto in altri periodi storici, annunciare trionfante che nella sede del GSF sarebbero state ritrovate armi improprie e che il GSF avrebbe coperto gli esponenti del "blocco nero". Nessuno ha però potuto assistere alle perquisizioni. Le armi improprie di cui si è denunciato il ritrovamento, sono state trovate non nella sede del GSF ma in un altra scuola adiacente a cui potevano accedere praticamente tutti. Gli occupanti della sede del GSF sono stati barbaramente picchiati; due scuole sono state praticamente distrutte dalla polizia di Stato; distrutti computer, arredi di tutti i tipi, con sangue dappertutto, quello dei ragazzi che occupavano la sede. L’azione non era, evidentemente, orientata ad acquisire prove, ma a punire duramente chi quelle sedi occupava.

Come da copione di film d’altri tempi (Luce), domenica 22 il presidente Berlusconi passa in rassegna un picchetto scelto delle forze dell’ordine per ringraziarle personalmente dell’opera prestata durante il G8. Chissà chi erano i fortunati. Le immagini passano in Tv ed il commento giornalistico riferisce che Berlusconi ha detto, rivolgendosi ai poliziotti, "fra poco penseremo anche ai vostri stipendi".

Fra tutte le cose fatte e dette dal Governo Berlusconi, questa ci sembra essere la cosa peggiore e non perché ai poliziotti non debba essere riconosciuto il giusto salario per il loro lavoro. Con quelle parole il presidente del consiglio ha lasciato intendere una sorta di legame diretto fra un certo tipo di attività (quello repressivo delle manifestazioni di dissenso) ed una ricompensa di carattere economico che ha dell’incredibile, perché prefigura uno stato di Polizia. In tal senso è sicuramente preoccupante la dichiarazione di un funzionario di polizia, tale Aliquò, che durante la trasmissione di Tg2 Dossier di domenica 22 luglio, ha esternato quella che qualcuno ha definito "la rabbia dei poliziotti". "Siamo stufi – ha detto Aliquò – di essere presi a sassate, bottiglie molotov e altro". Reagiremo con durezza, ha in sostanza detto questo funzionario di PS. Non sappiamo dove Aliquò abbia vissuto negli ultimi 5 anni. Per quello che ne sappiamo, e crediamo di avere buona memoria, gli ultimi 5 anni sono stati i più calmi in assoluto di tutta la storia della Repubblica da un punto di vista delle manifestazioni politiche. Le uniche manifestazioni violente, da 5 anni a questa parte, sono state quelle di Genova, sotto il Governo delle destre. Quando, viene da chiedersi, le forze di polizia hanno accumulato la loro voglia di "menare le mani" per le aggressioni subite? O forse sarebbe meglio dire: chi ha istigato la polizia a vedere in ogni manifestante del GSF un pericoloso individuo da picchiare selvaggiamente e, all’occasione, anche uccidere?

La risposta del Governo Berlusconi è stata, ancora una volta, incredibile: "il servizio di sicurezza per il G8 e chi lo ha diretto – ha affermato il capo del governo - sono ancora quelli predisposti dal governo precedente". Se avete delle lamentele rivolgetevi al vecchio governo. Non c’è che dire: ecco un esempio di assunzione di responsabilità da non indicare come esempio alle giovani generazioni. Siamo convinti, per nostra sfortuna, che questa storia delle responsabilità del centrosinistra, la sentiremo per i prossimi cinque anni.

Come se tutto ciò non bastasse, varie testimonianze denunciano la presenza nei cortei, come infiltrati, di esponenti dell’organizzazione neonazista Forza Nuova, con il preciso scopo, secondo l’associazione Peacelink, di «colpire, nel caso in cui si dovessero verificare incidenti, i rappresentanti delle forze dell'ordine, screditando contestualmente l'area antagonista di sinistra anti-G8». L’affermazione sarebbe contenuta nel nella pagina 34 dell'ordinanza di servizio distribuita la settimana prima del G8 a tutti i funzionari delle forze dell'ordine e delle forze armate che hanno presidiato il capoluogo ligure. Le organizzazioni paramilitari neonaziste, sarebbero dunque scese in campo per "aiutare" la strategia di annientamento del GSF perseguita apertamente dal Governo.

Quella di Genova è stata dunque una trappola, delle più perfide e meglio organizzate degli ultimi 50 anni di Repubblica. Una trappola però molto grossolana, realizzata come se fossimo ancora negli anni 30, quando non esisteva la Tv, internet, le telecamere e le macchine fotografiche digitali. Strumenti cioè in grado di permettere un’opera di controinformazione impensabile fino a non molti decenni fa, ma che invece prontamente c’è stata.

Quello di cui si è discusso al G8 tocca gli interessi economici delle circa 200 famiglie che controllano l’80% della ricchezza del pianeta. Quegli interessi non ammettono dissenso, possibilità di compromessi onorevoli, trattative tipo quelle sindacali. Alcune delle duecento famiglie più ricche del mondo erano direttamente rappresentate nel G8, fra cui il capo del Governo italiano che, non a caso, ha mostrato i muscoli, al di la di ogni più pessimistica previsione.

Anche il morto era previsto, così come erano previsti migliaia di arresti e feriti. Qualcuno ha dato ordine, ed il fatto era stato dichiarato apertamente alle "tute bianche", di portare a Genova 200 casse da morto. Mille carcerati, residenti nei carceri genovesi, sono stati spostati in decine di altre carceri dell’Italia, in modo da avere disponibile celle libere nelle immediate vicinanze degli scontri. A denunciarlo non un dispaccio dei dissidenti ma dell'agenzia Sir, il Servizio informazioni religiose della Conferenza Episcolape Italiana della chiesa cattolica.

Di fatti come quelli accaduti a Genova sono pieni i libri di storia. Un consiglio viene spontaneo al governo delle destre: più che occuparvi di cambiare i libri di storia, studiateli e traetene esperienza, qui non siamo né in Cile, né nella Grecia dei colonnelli.

Come cristiani non possiamo certo stupirci di fronte all’esercizio del potere politico che è finalizzato al dominio dell’uomo sull’uomo. Quella del più forte è la legge contro cui i cristiani di tutti i tempi si sono scontrati, pagando con la vita ed il martirio la loro battaglia. Molti secoli sono passati, molte vicende storiche hanno visto i cristiani protagonisti di vasti movimenti per la liberazione dell’uomo, questione che è ancora all’ordine del giorno. Per i cristiani in Italia vi è in più da combattere la battaglia per il rispetto della democrazia, per non tornare indietro rispetto ai valori stabiliti nella nostra Costituzione repubblicana. Principi e valori che vanno molto al di la della possibilità di essere governati da un governo di destra o di sinistra e che destra e sinistra dovrebbero impegnarsi a rispettare.

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